• Oggi è: venerdì, agosto 23, 2019

Operazione “San Magno”, sconti di pena: la banda non era armata

corte_appello_roma

di Valentina Teseo

La banda trafficava droga, cocaina ed hashish, ma non era armata. Questo è quanto emerso dall’udienza camerale, svoltasi ieri, che ha portato la Corte d’Appello di Roma a far decadere l’aggravante dell’associazione armata, riconosciuta lo scorso anno in primo grado dal Tribunale di Roma.

I protagonisti della vicenda sono tredici delle oltre trenta persone coinvolte nella vicenda giudiziaria scaturita dall’operazione denominata “San Magno”, condotta nel novembre del 2012 tra Fondi, Terracina e la Capitale. Per gli imputati, che avevano optato per il rito abbreviato, nessun utilizzo di armi nell’organizzazione criminale. I capi d’accusa venuti meno “perché il fatto non sussiste” o “ per non aver commesso il fatto”, hanno portato ad un ridimensionamento delle pene rispetto alla precedente sentenza.

Tredici anni e dieci mesi e quattordici anni rispettivamente per Alfiero e Carlo Zizzo, fratelli, difesi dall’avvocato Maurizio Forte, ritenuti al vertice del gruppo che in primo grado erano stati condannati a diciassette anni. Nove anni e otto mesi per Massimiliano Del Vecchio, condannato in primo grado a quindici anni, Massimo Iacozza passa da dieci anni a otto mesi, Massimiliano Pannozzo da nove a sette anni e quattro mesi, Luca Caporiccio da nove anni e otto mesi a sette anni, Remo Rega da poco più di otto anni a sette, Fabio Marrocco da un anno e otto mesi  a un anno di pena sospesa, Giuseppe Di Biasio da sei anni a tre anni e due mesi, con una multa di 14mile euro, Massimiliano Cecconi da sei anni a tre anni e otto mesi, con una multa di 18mila euro. Tre anni di reclusione per Fabrizio Tammetta e 14mila euro di multa, otto mesi di per Tullio De Virgilio con una multa di 1.200 euro. Assolto Luigi Murciano, difeso dall’avvocato Giancarlo Vitelli e condannato in primo grado a quattro anni per una vicenda legata ad un mitraglietta.

Nel giudizio di secondo grado i giudici della Corte d’Appello  hanno inoltre riformato le interdizioni perpetue dai pubblici uffici che i giudici di primo grado avevano disposto nei confronti di Giuseppe Di Biasio e Massimilano Cecconi. Per i due imputati la pena accessoria dell’interdizione legale è stata revocata, mentre l’interdizione perpetua dai pubblici uffici è stata sostituita con l’interdizione quinquennale.

Per le motivazioni che hanno portato i giudici della Corte d’Appello di Roma a tali sconti di pena, bisognerà attendere novanta giorni, termine entro cui depositeranno le ragioni che hanno portato alla riforma della sentenza di primo grado.

Il tuo indirizzo email non verrà reso pubblico. I campi obbligatori sono marcati da un *

Puoi usare questi tag e attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.