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Omicidio di Serena Mollicone, il padre: “Ho sempre creduto nell’Arma, purtroppo però le mele marce stanno ovunque”

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Un’informativa di centinaia di pagine in cui si ricostruisce l’omicidio di Serena Mollicone. Per i Carabinieri del comando provinciale di Frosinone e i colleghi del Ris, a colpire la ragazza, il primo giugno del 2001, sarebbe stato Marco Mottola, figlio dell’ex comandante della caserma dei Carabinieri di Arce.

Il litigio sfociato poi in omicidio, sarebbe avvenuto in uno degli alloggi in disuso presso la struttura militare. Oltre a Marco Mottola, nel mirino degli investigatori ci sono anche: il padre, Franco Mottola, la madre Anna, e due carabinieri che all’epoca erano in servizio presso la stessa caserma di Arce.

Il giallo, alla luce di questi nuovi clamorosi sviluppi, è stato approfondito a ‘La Storia Oscura’ su Radio Cusano Campus. Al microfono di Fabio Camillacci, il padre di Serena, Guglielmo Mollicone ha dichiarato: “Finalmente i nodi stanno venendo al pettine: cose che ripeto da quasi 18 anni ormai. Ho sempre fatto nomi e cognomi di chi uccise Serena, ho sempre detto dove era avvenuto l’omicidio, cioè nella caserma dei carabinieri di Arce, e ho sempre indicato chi poteva aver aiutato la famiglia del maresciallo Mottola a trasportare il corpo nel bosco dell’Anitrella. Resto allibito quando sento Marco Mottola affermare che non conosceva bene mia figlia, che non erano amici. Come fa a dire questo dopo che in passato venne per due mesi di fila a casa mia per delle ripetizioni di francese e dopo aver fatto la terza media nella stessa classe di Serena? Non solo: Marco Mottola invitò più volte mia figlia nell’appartamento del padre in caserma per delle spaghettate tra amici. Pertanto, Serena era amica di tutta la famiglia Mottola, la smettessero di raccontare bugie, anche perché sono certe affermazioni che rafforzano le conclusioni a cui sono arrivati gli inquirenti. Come se non bastasse, il maresciallo Mottola e suo figlio stanno anche dicendo di sapere chi è stato a uccidere Serena, lasciando intendere che sia stato Santino Tuzi; ma dicono questo solo perché il povero brigadiere non si può più difendere in quanto morto nel 2008. Se sanno chi è stato lo dicano chiaramente, portino prove a loro discolpa ma abbiano almeno rispetto per i defunti”.

“Guardi- prosegue Mollicone nell’intervista a Radio Cusano Campus- solo perché siamo in Radio evito di dire una brutta parola per commentare questa cosa orribile. Si sciacquino la bocca: però, conoscendo i personaggi non mi meraviglio. Inizialmente provarono a incastrare me, poi Carmine Belli che fortunatamente, dopo essersi fatto tanti mesi di carcere, fu assolto. Ora stanno cercando di mettere in mezzo chi ormai è morto. E voglio ricordare che Marco Malnati, grande amico di Santino Tuzi disse chiaramente, urlandolo anche davanti alle telecamere, che Santino non si era suicidato ma che era stato ammazzato e aggiungendo che Tuzi gli rivelò che la notte in cui ci fu la veglia di Serena in chiesa, cioè subito dopo il ritrovamento del corpo, il cellulare di Serena, fu portato di nascosto in casa mia dal maresciallo Mottola per incastrarmi. Poi Marco Malnati, sicuramente minacciato, non ha più parlato. Un giorno mi disse: ‘Guglie’, ti prego capiscimi, io c’ho 3 figli’. Io invece ho ricevuto un’intimidazione macabra quando arrestarono Carmine Belli: la mia gatta, che poi era di Serena, sparì misteriosamente, la ritrovai morta vicino casa mia con una ferita mortale sulla tempia sinistra, proprio come Serena”.

“Voglio ringraziare- ha concluso Guglielmo Mollicone- il maresciallo Gaetano Evangelista, il successore di Mottola alla stazione dei Carabinieri di Arce, ovvero colui che avviò le nuove indagini mettendo a rischio la carriera, la famiglia e anche la vita, posso dirlo con certezza. Il rapporto che lui consegnò alla Procura, di fatto conteneva le stesse cose venute alla luce in questi giorni. Questo per ribadire che io ho sempre creduto e credo molto nell’Arma, purtroppo però le mele marce stanno ovunque”.

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