• Oggi è: domenica, settembre 15, 2019

Mafie nel Lazio, il rapporto della Dia

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E’ stata presentata in Parlamento dalla Direzione investigativa antimafia la relazione, relativa ai primi sei mesi dello scorso anno, che riguarda la presenza delle mafie nella regione Lazio. Il primo dato rileva come sono sempre più forti e le alleanze tra i gruppi criminali locali e le organizzazioni criminali calabresi, campane e siciliane sono molteplici.

“Le aree più interessate da infiltrazioni dei clan (oltre la capitale) sono le provincie di Latina e Frosinone, territori in cui la criminalità campana ha investito i proventi illeciti nelle più diversificate attività economiche”. Nel dettaglio la relazione sottolinea che oltre al traffico di stupefacenti, che resta sempre il core business, i gruppi campani hanno investito in negozi, sale giochi, gare d’appalti pubbliche, attività di smaltimento rifiuti, edilizia e gestione di cave.

A Latina e provincia la relazione della Dia si sofferma sulle connessioni storiche col MOF di Fondi ed il sud pontino con la famiglia Bardellino, Ma a far paura è la criminalità autoctona. La preponderante presenza delle famiglie Ciarelli e Di Silvio e le operazioni “Alba Pontina” ed “Arpalo” ne sono la testimonianza più concreta. Gruppi criminali capaci di assoggettare ed intimidire, ma anche di operare in vari settori economici. Preoccupante la situazione nei comuni di Nettuno ed Anzio come anche nel territorio di Pomezia.

A Frosinone la Dia evidenzia la predominante presenza di diverse frange di clan casalesi, soprattutto nel cassinate. Territorio dove operano anche gli Esposito di Sessa Aurunca, i Belforte di Marcianise ed alcuni interessi di clan Napoletani come i Mazzarella ed i Di Lauro. Qui l’interesse maggiore dei clan è nel settore del gioco e delle scommesse, ma da non sottovalutare anche l’attività nel campo dei rifiuti.

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