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Fondi, immigrazione: Fazzone chiede più controlli

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“I recenti fatti di cronaca che hanno riguardato la gestione dell’immigrazione a Fondi e nell’area del sud pontino mettono in evidenza quanto, con il sindaco di Fondi De Meo, sosteniamo da sempre. Una emergenza come quella che si sta verificando sul nostro territorio, e in Italia, va gestita prima di tutto attraverso l’applicazione e il rispetto dei criteri stabiliti in accordo da Ministero ed Anci, che prevedono l’accoglienza di 1 immigrato ogni 2,5 abitanti, quindi per Fondi di circa 100 persone, mediante l’attuazione di regole chiare e controlli costanti”.  Lo dichiara in una nota il coordinatore di Forza Italia Lazio, Sen. Claudio Fazzone, che prosegue: “Il rischio, altrimenti, è che la solidarietà diventi mera facciata e che all’accoglienza si sostituisca, come accaduto in questo caso, la mercificazione di vite umane. Questo non lo possiamo consentire. Non ho mai condiviso il sistema di gestione dell’accoglienza messa in atto dal Governo che ha avocato a sé, per il tramite delle prefetture, tutte le attività propedeutiche e attuative non coinvolgendo i sindaci. In questo modo sono state messe da parte le esigenze dei singoli territori che non possono e non devono essere esclusi da queste scelte considerato che la presenza degli immigrati impatta in modo considerevole sulle già difficili politiche di integrazione e gestione dei servizi sociali territoriali. Nella provincia di Latina, ed in particolare, nell’area comprensoriale della piana di Fondi, si registra da tempo una notevole presenza di stranieri stanziali prevalentemente impegnati nelle attività agricole e zootecniche. Questa presenza ha già messo a dura prova il sistema di integrazione sociale, soprattutto a fronte dei sempre più frequenti casi di stranieri dediti alla microcriminalità, ai quali le forze di polizia, a cui riconosco l’impegno e l’efficacia del risultato, non sempre riescono a fare fronte vista la carenza dei rispettivi organici. Preso atto di quanto si stava verificando già nei primi giorni di agosto del 2016, insieme al sindaco di Fondi Salvatore De Meo, ho avuto diversi contatti con la prefettura di Latina per rappresentare le criticità legate all’eccessiva presenza di immigrati nelle strutture private gestite da associazioni e cooperative operanti nel territorio di Fondi una delle quali aveva manifestato la disponibilità a realizzare sul territorio comunale un centro di accoglienza provinciale, che avrebbe comportato la gestione centralizzata degli immigrati nella città di Fondi. Nello stesso contesto abbiamo evidenziato, all’allora ministro degli Interni Angelino Alfano, i rischi di una iniziativa privata, nella gestione dell’emergenza, che avrebbe favorito opacità, mala gestione e irregolarità. Purtroppo i nostri appelli sono caduti nel vuoto sottolineando come in contesti di crisi migratorie acute il sistema dell’emergenza permanente, così come è stato impostato, rischia di essere costantemente esposto a profonde storture, tra tempistiche lunghe, inefficacia di azioni di monitoraggio e accoglienza senza vera integrazione. Mi auguro che di fronte a quanto è accaduto si facciano più serrate le attività di controllo sulle varie strutture private della provincia di Latina. Che quei controlli, dalla verifica dei requisiti necessari all’apertura di un centro di accoglienza al loro mantenimento, siano effettuati con la costanza e il rigore che in questi anni, considerato l’epilogo recente, evidentemente sono venuti meno. Che l’attuazione dei parametri sanciti dall’accordo Ministero – Anci siano rispettati e che il Governo comprenda che le attività di accoglienza devono essere rigorosamente disciplinate e concertate con i territori, non calate dall’alto senza considerare le specificità di ogni singolo territorio. Senza tutto questo la solidarietà sarà solo la facciata dietro cui celare malaffare e criminalità. Resto al fianco dei cittadini, di tutte le nostre comunità, dei sindaci, a partire da quello di Fondi, per difendere i nostri territori da un fenomeno, quello dell’immigrazione incontrollata, che sta mettendo a repentaglio la nostra sicurezza, le nostre regole, la nostra storia e le nostre tradizioni. Su questo siamo pronti ad alzare le barricate. Non siamo terra da invadere – conclude Fazzone – ma da tutelare”.

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