• Oggi è: lunedì, settembre 25, 2017

Fondi: “Solo sabbia tranne il nome”, Paolo Fiore ha presentato il suo ultimo libro

Paolo Fiore

Una piacevole serata di letteratura e musica è stata la presentazione dell’ultimo libro di Paolo Fiore intitolato: “Solo sabbia tranne il nome” e che si è tenuta a Fondi in un noto locale. L’evento è stato una contaminazione di linguaggi e di contenuti attraverso il dialogo che Marianna Coscione ha condotto con l’autore. Egli ha lasciato trasparire in controluce la sua eclettica ed ampia cultura che si ritrova dipanata nell’opera in cui Paolo Fiore scioglie la narrazione con escursioni, tra gli altri, nel pensiero di Ovidio, S. Paolo e Walter Benjamin. Dalle pungolature della conversazione è emerso che l’opera è un romanzo con venature di giallo e molteplici livelli di lettura. Il testo usa un linguaggio elegante, intellettualmente vivace che invita il lettore ad porsi delle domande ed aprire la propria mente su argomenti che richiedono riflessione. Il lessico accurato lascia al lettore il piacere della scoperta. Una prima particolarità è il sottotitolo del libro: “Apax legomena” che indica un termine che ricorre solo una volta in un autore e, in senso traslato, evidenzia un pezzo unico. Il romanzo ha come fulcro la dimensione dell’unicità e la parola, ed il nome in particolare, sono il suo correlato nel senso che nel nominare si riassume la totalità di una persona, la sua identità. In altri termini, analogamente alla visione ebraica in cui Dio crea nella Genesi con la Parola, nel rinominare qualcuno è come se gli si attribuisse una nuova vita. Il titolo del romanzo quindi non è altro che l’altra faccia di apax legomena, ovvero il nome è quanto rimane quando tutto si dissolve di un individuo. In particolare il protagonista del romanzo, Marco, sente l’esigenza di rinominare le persone utilizzando il linguaggio alternativo dell’omeopatia in quanto esso contiene in sè un forte strumento di conoscenza delle differenti tipologie degli individui in maniera sostanzialmente completa e varia. Alla fine del romanzo i nodi vengono al pettine ed è come se ogni personaggio si guardasse allo specchio. Un altro elemento che influisce sul racconto è il riferimento all’ intellettuale europeo di origine ebraica Walter Benjamin, morto suicida nel 1940 per sfuggire alle terribile polizia tedesca. Il filosofo tedesco fu affascinato da un dipinto di Paul Klee intitolato “Angelus Novus” che rappresenta l’angelo della storia e che è riprodotto sul frontespizio del romanzo. Il quadro fu acquistato da Benjamin il quale lo portò con sé come se fosse un talismano e divenne l’icona dell’ interpretazione allegorica del senso della storia per l’intellettuale tedesco. Quest’ultimo contestò una certa narrazione nella storia nel ‘900, affermando che vi erano dei tarli nell’ineluttabilità dell’avvicendarsi degli eventi  storici così come venivano diffusamente divulgati. Per Benjamin l’Angelus è sospinto verso il futuro ma l’essere alato non guarda in avanti, bensì indietro e vede macerie che continuano a crescere ed il cui aumento non è in grado di fermare. Questo comporta, inoltre, che qualsiasi periodo storico, totalitarismo, è come se avesse una nascita ed una morte e poi rinascesse in un’altra dimensione. Una conseguenza è che i grandi temi ci interpellano legandoci alla prospettiva dell’angelo interrogando le nostre coscienze. L’intermezzo musicale della serata è stato offerto dal gruppo “Gipsy” che ha suonato una rielaborazione ritmata di sonorità gitane e jazz per alcuni aspetti inedita.

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